Lucio RUSSO, L’origine delle teorie scientifiche

di Francesca Vennarucci

Il 12 luglio 2025 è mancato Lucio Russo, matematico, fisico e storico della scienza, noto in particolare per alcuni saggi quali La rivoluzione dimenticata e, per chi come me vive il mondo della scuola, Segmenti e bastoncini. Nel primo scritto, che risale al 1996, Russo sostiene, per la gioia imperitura di tutti i classicisti, che la scienza moderna non nasce con Galileo e Newton, ma alla fine del IV secolo a.C.: Euclide, Archimede, Eratostene, Aristarco di Samo e tanti altri raffinati scienziati del mondo ellenistico, attraverso i loro studi, hanno anticipato questioni e problemi che sarebbero stati ripresi e studiati dal XVII secolo in poi. Ora. Io chiaramente non sono una storica della scienza e questo blog si occupa di letteratura, ma Lucio Russo mi ha fatto scoprire e amare ormai tanti anni fa questa disciplina che conoscevo poco e le sue riflessioni hanno un valore che va al di là dei confini dei singoli saperi, in quanto pertengono al modo in cui si mantiene e si tramanda la conoscenza: tema che dovrebbe interessarci tutti, oggi più che mai. Dunque per rendere omaggio alla sua figura e ripagare in parte il debito di gratitudine nei suoi confronti, riporto qui una parte del suo studio del 2003 dal titolo Flussi e riflussi. Indagine sull’origine di una teoria scientifica. In particolare ho trovato illuminante la parte in cui parla delle diverse idee sulla forma della Terra. Il testo è seguito da un mio breve commento.

MAPPA MUNDI in JEAN MANSEL La Fleur des Histoires. Valenciennes, 1459-1463, manoscritto, penna, inchiostro e colori su pergamena, 30 X 22 cm (carta). Bruxelles, Bibliothèque Royale de Belgique, Mappa attribuita a Simom Marmion

La sfericità della Terra da Parmenide a Colombo

Spesso si dà credito ad una leggenda: gli “Antichi” ritenevano che la Terra fosse piatta, finché Cristoforo Colombo non ha genialmente scoperto la sua sfericità. Sappiamo invece che al tempo di Platone e Aristotele, ossia nel V-IV sec. a. C. la sfericità della Terra era considerata un’acquisizione certa: cosa dimostra questa storia? Che molte conoscenze si perdono, o vengono tramandate da poche persone sotto forma di “fossili”, lontane dal contesto storico-culturale che le ha originate e dunque incomprensibili. Il libro di Lucio Russo si prefigge lo scopo di indagare le zone oscure della storia della cultura: «la perdita di conoscenze, la loro imbalsamazione e sterilizzazione, il recupero inconsapevole di antiche idee vissuto come conquista originale, la rimozione della memoria storica». Lo storico della scienza ci conduce, con un metodo indiziario e poliziesco, a comprendere i complessi fattori che concorrono alla nascita di una teoria scientifica: il motivo per cui la teoria greca era caduta nell’oblio, sopravvivendo in maniera frammentaria e superficiale; il modo in cui da questi frammenti sparsi fu poi possibile rigenerarla; il modo in cui più personalità vi lavorarono, aggiungendo tassello a tassello. Se ne conclude che le conoscenze non sono dovute a geni che improvvisamente scoprono dal nulla la gravitazione universale o la circolazione sangiugna, ma a tante persone che procedono per piccoli passi, a volte dimenticando, altre volte riscoprendo: un cammino non lineare, lontano dalla cieca fiducia nelle “magnifiche sorti e progressive”, ma più a misura umana. Soprattutto un cammino che va salvaguardato e protetto, mantenendo vivo e diffuso il sapere scientifico e rendendone stabile e profonda l’acquisizione. Per chiarire alcuni aspetti generali della trasmissione delle conoscenze Lucio Russo esamina dunque la vicenda delle idee sulla forma della Terra.

Antiche idee sulla Terra e la gravità

Fossilizzazione delle conoscenze

Mappa di Hereford, dipinta tra il 1276 e il 1284 in Inghilterra e conservata presso la Cattedrale di Hereford
Sandro Botticelli, La voragine infernale, 1480-1495, Biblioteca Apostolica Vaticana
Mappa Mundi di Fra Mauro, 1450 circa, disegnata nel Monastero Camaldolese dell’Isola di San Michele e conservata presso la Biblioteca Marciana di Venezia

Modelli che salvano i fenomeni (e loro frammenti)

Filosofia, logica, democrazia e…scienza

Nel testo Lucio Russo ricostruisce la storia, ormai ben documentata, delle diverse idee intorno alla forma della Terra. Se non è difficile trovare nei manuali l’esatta spiegazione dell’esperimento che portò Eratostene a misurare la Terra in modo straordinariamente preciso, non è sempre ben chiaro il meccanismo che poi ci restituisce la Terra piatta nel Medioevo. Il brano ci permette di capire che: la scienza è figlia del tempo, nasce e si sviluppa in un contesto articolato e dialogico, non è l’opera di un genio isolato che riflette in modo peregrino su un singolo fenomeno;la scienza ha bisogno di una cultura libera da autoritarismi, tollerante, aperta al dialogo, che consenta la massima diffusione delle conoscenze e uno scambio continuo. Non è un caso che la scienza sia nata in Grecia nel IV sec. a.C. e non in Cina o in Egitto: il metodo dimostrativo è strettamente connesso al pensiero filosofico, alla logica e alla democrazia; come solo un discorso ben argomentato è in grado di convincere, così solo una teoria esattamente dimostrata può essere ritenuta valida. 

Lucio Russo

Le conoscenze divengono fossili nel momento in cui perdono il legame con il contesto che le ha generate, e ciò avviene quando cambia il clima culturale, nel senso che vi è un irrigidimento a livello ideologico, uno slittamento verso l’autoritarismo. Si dà per scontata una certa teoria senza che nessuno sappia più ricostruire il ragionamento che l’ha generata. Non si dimentica che la Terra è sferica, ma si dimentica il perché: anche persone estremamente colte non sono più in grado di spiegare le cause di una teoria e dunque a poco a poco la si abbandona.

In un altro punto del testo Russo sottolinea un ulteriore elemento: «non basta conservare i libri per assicurarne l’intellegibilità del contenuto. Le conoscenze trasmesse dai libri, avulse dal loro contesto, ossia dalla rete di altre nozioni pratiche e teoriche che danno loro senso e utilità, possono andare incontro a due destini: o assumono una forma sclerotizzata, nella quale vengono trascritte da un libro all’altro iniziando il processo di fossilizzazione, oppure vengono completamente abbandonate da chi, essendo incapace di comprenderle, le considera irrilevanti. Nel primo caso le conoscenze fossili possono tornare in vita se e quando si recupera il contesto che ne aveva motivato l’elaborazione».

In un passo del suo saggio Russo usa la famosa storiella della mela di Newton per spiegare il funzionamento del metodo della scienza: «Secondo una storiella che da secoli gode di grande popolarità, Newton avrebbe intuito la gravitazione universale vedendo cadere una mela. La fortuna popolare della “mela di Newton” mostra quanto, al contrario, sia poco popolare il metodo della scienza, che consiste nella creazione di modelli in grado di spiegare nel modo più semplice possibile un determinato ambito di fenomeni. Se si è interessati alla caduta delle mele non servono né la legge di gravitazione universale, né la fisica aristotelica. Le idee arcaiche, con verticale fissa e concetto assoluto di su e giù, sono perfettamente adeguate. La concezione aristotelica della gravità e della forma della Terra poteva spiegare non solo la caduta delle mele, ma anche molte altre cose: per esempio rendeva conto sia del tramontare e sorgere degli astri, sia della dipendenza delle osservazioni astronomiche dalla latitudine. Essa poteva essere messa in crisi (e fu messa in crisi) solo dall’esame di fenomeni che non era in grado di spiegare soddisfacentemente, come i moti planetari e le maree. Nel caso della caduta delle mele, l’importante novità introdotta dalla legge di gravitazione universale è che anche la Terra cade sulla mela. Si tratta però di una novità che può essere estesa al caso delle mele dopo essere stata dedotta nell’ambito di una teoria motivata da altri fenomeni e non può essere certo suggerita dall’osservazione diretta del frutto che cade».  

I concetti fondamentali da cui la scienza è nata vengono così sintetizzati da Russo: «i punti di partenza sono i fenomeni; dei fenomeni non si discute. Affermazioni tipo: “La Luna sembra bianca, ma in realtà ha un colore diverso” non hanno senso, poiché ognuno sa ciò che appare a lui e su questo non può essere smentito da nessuno; compito della scienza è quello di spiegare, render conto delle apparenze alla luce di una teoria che sia più semplice possibile e più comprensiva possibile, cioè tale che possa spiegare il maggior numero di apparenze sulla base del minor numero di principi. La teoria deve permettere di “salvare i fenomeni” e proprio per questo deve lavorare su concetti teorici che servono per descrivere, per offrire un modello di oggetti o fatti naturali o tecnologici. La teoria costruisce modelli della realtà, per esempio modelli che si possono disegnare con riga e compasso, come nel caso della geometria. Il pensiero critico ci permette di valutare se le conoscenze scientifiche in nostro possesso sono reali o frutto di un insegnamento accettato passivamente; siamo in grado di comprendere il modello sotteso ad una determinata conoscenza? La salvaguardia del sapere scientifico non deve essere appannaggio di pochi specialisti, ma è nelle mani di tutti noi.


[1]                 Cfr. Ateneo, Deipnosophistae, 469e‑f­

[2]                 Anassimandro: filosofo greco; scrisse Sulla natura, di cui possediamo un solo frammento.

[3]                 La priorità di Parmenide, filosofo greco, nel sostenere la sfericità della Terra è affermata da Diogene Laerzio (IX, 2 1), che trae la notizia da Teofrasto.

[4]                 Platone, Timeo, 62c‑63e; Aristotele, Physica, IV, 1; De caelo, 1, 3; De caelo, IV.

[5]                 Eratostene di Cirene (circa 276-194 a.C.): intellettuale estremamente versatile, direttore della biblioteca di Alessandria d’Egitto; matematico, astronomo, poeta, fondò la filologia e si interesso di geografia e di etnografia. A lui si deve la prima misura delle dimensioni della Terra e la prima carta scientifica del mondo conosciuto.

[6]                 Archimede di Siracusa (nato forse nel 287 e morto sicuramente nel 212 a.C. durante la conquista romana di Siracusa): grande matematico, fisico e ingegnere cui si devono importanti studi sulle proprietà della sfera e del cilindro, nonché studi di idrostatica. Studiò ad Alessandria presso i successori di Euclide e era amico di Eratostene.

[7]                 Archimede, Sui galleggianti, libro I. La prova è già accennata in Aristotele.            

[8]                 Claudio Tolomeo (Alessandria d’Egitto, 87-150 d.C.): astronomo, matematico e geografo, nel suo Almagesto raccolse i risultati di parte della ricerca astronomica precedente, mettendo a punto un noto sistema geocentrico, detto “tolemaico” (vedi scheda “il sistema tolemaico e quello copernicano” a corredo del brano di Brecht su Galilei).

[9]                 Divina Commedia, Inferno, canto XXXIV, 76‑111.

[10]                Strabone, a sostegno della propria tesi che vi sia un unico oceano dalle coste atlantiche dell’Europa all’Asia, ricorda che coloro che avevano cercato di circunnavigare il globo avevano desistito non perché avessero incontrato un continente sulla loro strada ma perché si erano avviliti per la lunghezza del viaggio (Strabone, Geographia, 1, 1, 8).

[11]                La mappa, che risale a circa il 1300 ed è conservata nella cattedrale di Hereford, è riprodotta in molte pubblicazioni. La migliore immagine presente in rete è probabilmente quella all’indirizzo http://academics.vmi.edu/gen_ed/map.jpg.

[12]                Dante, nella Quaestio de aqua et terra, teorizza l’asimmetria della Terra, mostrata, a quanto egli crede, anche dalla concentrazione delle terre emerse in un solo emisfero, attribuendola a un’asimmetria nella distribuzione delle stelle.

[13]                La Geografia di Tolomeo fu tradotta per la prima volta in latino (da Jacopo Angelo) nel 1406. La prima pubblicazione a stampa risale al 1477. Colombo espose il suo progetto al re del Portogallo nel 1485.

[14]                Per spiegare il senso della parola “fenomeno” Lucio Russo in un articolo fa un interessante esempio: «È interessante il significato della parola greca fainovmenon, da cui noi abbiamo ricavato la parola fenomeno, però cambiandone significato e in un certo senso banalizzandolo: fainovmenon, da faivnomai, significa ciò che appare, ciò che viene visto, perciò nel caso dell’astronomia fainovmena sono tutto ciò che si può vedere guardando il cielo, per esempio una retrogradazione planetaria di Marte. La teoria deve essere in grado di salvare i fenomeni. La teoria di Aristarco salvava i fenomeni. Se si suppone che il Sole sia fermo, che la Terra percorra un’orbita circolare con moto uniforme attorno al Sole e che Marte compia anch’esso un moto circolare uniforme intorno al Sole, si può dedurre sulla base di queste ipotesi come dovrebbe vedersi muovere Marte dalla Terra: in particolare si deduce che Marte si muoverebbe facendo retrogradazioni e stazioni planetarie, cioè si muoverebbe esattamente come viene visto muoversi guardando in cielo. Ecco perché la teoria di Aristarco permette di salvare le apparenze (o i fenomeni). Il fenomeno antico era il risultato di un’interazione tra l’uomo che osserva e gli oggetti osservati. Questo aspetto di interazione verrà recuperato molto tardi (fine Ottocento, inizi Novecento), mentre nella prima età moderna si pensa che in qualche modo l’uomo possa rendersi conto direttamente dei fatti oggettivi, dimenticando la sua azione di filtro. Ho l’impressione che il rapporto tra fenomeni e teoria sia oggi spesso poco chiaro. Se chiedete a una persona a caso, incontrata per strada, se la Terra gira intorno al Sole o se invece è il Sole che gira intorno alla Terra, vi risponderà certamente che è la Terra a girare intorno al Sole. Se però gli chiedete come fa a saperlo, vi dirà che è così, perché il Sole è fermo, è fisso e altre tautologie. Se chiedete alla stessa persona cos’è una retrogradazione planetaria, con grande probabilità non saprà rispondere. (Ho conosciuto professori universitari di materie scientifiche che non sanno cosa sia una retrogradazione planetaria). La persona incontrata per strada conosce quindi l’idea introdotta da Aristarco per salvare i fenomeni, senza sapere quali fenomeni Aristarco intendeva salvare. Una persona che non sa cos’è una retrogradazione e non ha alcun altro motivo per immaginare che una teoria eliocentrica sia superiore ad una teoria geocentrica, dovrebbe accettare il geocentrismo (che, se non altro, sembra corrispondere alle impressioni visive). Il fatto che sia convinta dell’eliocentrismo dimostra solo che si tratta di una persona disponibile ad accettare un insegnamento autoritario in modo acritico.» (Luicio Russo, Pensiero critico e cultura scientifica)

Pubblicato da leroseelabisso

Docente di Italiano e Latino in un liceo classico romano. Lettrice.

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